




Per quanto riguarda Arischia, il suo nome non compare in alcun atto amministrativo
tra gli aggregati urbani del comprensorio di Amiternum, né viene compresa nel colleggio
degli octoviri, come invece accade per quasi tutti i paesi a lei vicini.Nonostante
questo, numerosi sono stati in passato i ritrovamenti di elementi lapidei in occasione
di lavori agricoli o di scavo che fanno testimonianza della frequentazione italica
e romana. La recente scoperta dei locali sotterranei nella chiesa Abbaziale, la cui
struttura rivela il loro originario ruolo di cisterne per la raccolta e la regimazimazione
delle acque, con caratteristiche tipiche dell'età romana o alto-
Secondo questa ipotesi Arischia doveva essere una arimannia longobarda, in origine localizzata in località Sarraciano, dove rimangono i ruderi, recentemente scoperti ed in fase di studio, degliu Casteglju. Se abbastanza certe appaiono le origini longobarde degli antichi Arischiesi, nei primi anni del '900 Ariscula ospitò una consistente colonia di profughi Saraceni, scacciati dal Garigliano che avevano occupato nell'anno 879, saccheggiarono Farfa ed i suoi possedimenti nell'898. I Sareceni, inizialmente confinanti nella località ancora chiamata "sarraciano" devono avere in breve costituito una componente significativa della cittadina, visto che compare nello stemma di Arischia la stella e la falce di luna saracena, simbolo dell'Islam. con il passare dei secoli le due popolazioni si fusero assieme, probabilmente anche a seguito della conversione al Cristianesimo dei mussuolmani ad opera dei benedettini o dei religiosi del vicinissimo monastero di san severo.Tornando alle origini, la posizione strategica dell'antico insediamento di Ariscla, a cavallo tra la Valle Siciliana e quella dell'Aterno è evidenziata da Alessandro Clementi: il primo nucleo di Arischia si pone infatti in un punto nodale a guardia della Via Cecilia che da Roma, attraverso la Salaria ed il suo diverticolo che da Antrodoco raggiungeva Amiternum e la mansio di Pitinum, per valicare il passo delle Capannelle fino a raggiungere l'adriatico. In effetti a pochi metri da Casteglju sono visibili le tracce, ancora nn studiate nè rilevate, di un ampio impianto stradale, forse corrispondenti, ad un a via di comunicazione secondaria che collegava Ariscla con Assalici (Assergi), Genca, Guasto, Collis Brunzonus (Collebrincioni) e Paganica, per proseguire verso il contado forconese.
Ancora più probabilmente, la strada collegava gliu Casteglju con la Mansio di Pitinum
passando dai Casalini (lago di Collebrincioni), Colle Cisterna, Pago Martino, San
Severo e la ancora misteriosa Murata del Diavolo. Quest'ultima ipotesi è supportata
dal fatto che nel 1963 un appassionato di Arischia rinvenne, in vari punti, una pavimentazione
stradale situata alcuni decimetri sotto il livello attuale del terreno.Con il passare
dei secoli ed il consolidarsi del potere longobardo, la conversione al Cristianesimo
e lo stabilizzarsi della situazione geopolitica locale attorno alle potenti Abbazie
dell'agro laziale-
Nel XIII secolo, insieme agli altri paesi del contado, arischia farà parte del Comitatus
aaquilano e contribuirà alla fondazione della città, pur conservando il proprio territorio
e le proprie radici legate alla montagna da cui traeva sostetamento. Alla fine del
secolo XVI Arischia era aumentata notevolmente di popolazione, passando da 54 fuochi
del 1444 ai 238 del 1595, e visse per circa die secoli il suo momento di maggiore
floridezza economica. L'acqua di fonte Innole fu incanalata con tubi di terracotta
per andare ad alimentare la fontana nella piazza antistante la chiesa Madre; le abitazioni
divennero decorose ed in pietra ben lavorata e fu costruito il palazzo baronale;
le chiese si arricchirono di arredi sacri, statue lignee, altari e tele. Fonte di
questa ricchezza erano gli ampi vigneti che circondavano il paese, i ricchi pascoli
della montagna, che contavano oltre 20.000 ovini ed il legantico del bosco di Chiarino
con le sue ampie faggete dalle quaki venica ricavato anche un'olio da illuminazione
famoso in tutta Italia per la sua caratteristica di produrre fiamma brillante e bruciare
senza fumo. L'Olio Fulminante di Chiarino veniva esportato a Napoli e nelle principali
corti di Europa; nel '700, periodo di massima attività, per la raccolta delle faggiole
venivano impiegati numerosi lavoratori stagionale che, in condizoni ambientali molto
disagevoli, si accampavano sul luogo con le famiglie fino a metà novembre. Ancora
alla fine dell'ottocento, sebbene l'olio fosse già soppiantato dal gas illuminante,
il mulino dava lavoro a 50-
Il 14n genna e 2 fenbbraio del 1703 Arischia, nel pieno del periodo di massima floridezza economica, fu sconvolta da due violentissime scosse di terremoto, che distrussero buon a parte del paese insieme alla chiesa Madre, causando numerosissime vittime (circa 600